CANTO TERZO
Caduta

Uno sguardo turbato, grazia della decenza,
si univa alle parole, forti dell'innocenza,
che le labbra pronunciavan dolci e pure
come d'inverno la neve sui colli oscuri;
e poiché, in sé recando l'essenza originaria,
hanno nel cuore gli angeli sorgenti luminose,
mentre Eloa parlava, le ali tutt'intorno
e il suo seno e le braccia diffondevan bagliori:
così splende il diamante tra le ombre.
Si spaventa l'arcangelo, e nella nera chioma
cerca scampo per gli occhi abbacinati;
e pensa che alla fine dei tempi ormai svaniti
così dovrà guardare il suo padrone,
e uno sguardo di Dio forse lo annienterà;
ed anche si ricorda tutto ciò che ha sofferto
dopo aver tentato Gesù nel deserto. Trema;
sul cuore in cui l'inferno si riaccende
come fosco mantello dispiega l'ala immensa;
vuole fuggire. Il terrore risvegliava ogni suo male.

Alfred De Vigny - Poemi antichi e moderni 1837

ELOA, O LA SORELLA DEGLI ANGELI
Mistero


«È il serpente, ella disse, l'ho ascoltato,
e mi ha ingannata».
Genesi.

CANTO PRIMO
Nascita

Un giorno... (ma come osare definire giorno
ciò che non conosce fuga né ritorno?
Sfidando l'indigenza degli umani linguaggi,
l'Eternità si vela alla nostra intelligenza,
e per poter capire uno di questi istanti,
dobbiam cercarne il nome nella storia dei Tempi...)
un giorno gli abitanti dell'impero immortale,
non più imprudenti, si misero a istruirla.
«Eloa, le dicevano, fate attenzione a voi:
un angelo può cadere; il più bello tra noi
non è più qui: eppure nella sua prima virtù
da tutti era chiamato colui che porta la luce;
perché ovunque portava e l'amore e la vita,
ed agli astri recava ogni ordine di Dio;
la terra consacrava la sua bellezza unica,
definendo Lucifero la stella del mattino,
diamante radioso che sulla fronte vermiglia
tra i suoi capelli d'oro il Sole ha posto.
Ma dicono che adesso più non abbia diadema,
e gema, solo, più da nessuno amato
e l'orrore di un crimine pesa sopra i suoi occhi,
e più non sa parlare il linguaggio dei cieli;
e in ogni sua parola c'è la morte;
e brucia ciò che vede, ciò che tocca corrompe;
né il male può sentire, né la forza del bene;
né gli procuran gioia i suoi maleficî.
Il cielo in cui abitò si turba a ricordarlo,
e nessun angelo osa raccontarne la storia,
nessun santo oserebbe pronunciare il suo nome.»
Credevano che Eloa l'avrebbe maledetto; ma no,
il suo volto tranquillo rimase imperturbabile,
e ciò fu per il cielo un presagio allarmante.
La sua prima reazione non fu già di tremare
ma piuttosto d'accorrere, pronta al soccorso;
apparve la tristezza sul suo gelido labbro
appena una sventura si offrì al suo pensiero;
ella imparò a sognare, e la fronte innocente
arrossì tristemente di un turbamento ignoto;
e sulla sua pupilla brillò una lacrima.

Beato chi di cuore versa così la prima!

SOMMARIO

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