L’odio e l’Amore
di Silvano Montanari

Un giorno l’odio
passando di cuore in cuore
vivendo fra gente semplice
il giogo del dolore:
si allontanò pian piano
dalla maestra via
e giunse nella selva
senza più autonomia.
Cercò fra quella gente
che abitava il piano
un suo supporto solido
per giungere lontano.
Or qui nessuno aveva
parole ardimentose
fra quella gente semplice
c’erano poche cose.
I miseri vivevano
sfruttando la Natura
non c’era proprio il tempo
per nessun’altra cosa.
Le donne si aiutavano;
vivevano in comune
soffrivano e gioivano
come una persona sola.
Gli uomini della selva:
provetti cacciatori
cacciavano soltanto prede
per quel che il vivere richiede.
Con grande scoramento
s’allontanò veloce
da quella brava gente
che non voleva niente.
E camminando ancora
fra selve e acquitrini
tra valli impervie
e pianure distese
si trovò in mezzo ai fiori
odorosi e gentili.
Profumo "nauseante?"
le narici sue colpiva:
mentre già inebriato
da questo forte odore
discese nel suo essere
la pace dentro il cuore.
"Com’è carino il mondo";
esclamo! "È bella la natura
non c’è tristezza intorno;
la gioia non ha misura".
Dopo quanto detto
Sentì un leggero spiro
salirgli dentro il petto
si domandò che fosse:
"or che succede?
Non ho capito ancora
cosa mi ha fatto male…
mi sento alquanto strano…
non provo alcun dolore;
solo una grande pena
mi strugge dentro il cuore
vedendo quella gente
soffrire tante pene".
Non si rendeva conto
che in tanta commozione
l’odio più non c’era:
era diventato Amore.

SOMMARIO
 

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