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FRA LE STANZE
di Amelia Rosselli

Fra le stanze che oscuravano la mia viltÓ ve n'era una che
rimbombava: era la notte. Io mi fingevo pazza e correvo a
sollevare i pazzi dal suolo, come fiori spetalati.

Non era
luce che si dibatteva tra i cristalli, era la mia volontÓ
di sopravvivere! e tu gagliardo incoraggiavi con una lesta
manciata di monete incastrate nel mio desiderio dite che
ombreggiavi nell'infinito. Io ero la tua stupidella che rimava
a quattr'occhi nella sua cella di granito solidale agli
affreschi ed affetti degli solitari.

Ma tu perdonavi e rincorrevi
l'anniversario della Luna che fra di molti biascicamenti sollevava
il sole dal suo candelabro. Tu non eri la mia chiesa eri
il mio demonio e la notte regina durava da eterno e mi rimaneva
in gola il sapore della tua forzata risata che s'oscurava
al levarsi del levante in una polveriera.

Tramite il riso in gola s'oscurava la mia giovent¨. Tu la
risollevavi, silenziosa - nella sua castella delle abitudini.
Dormire forzare il demonio ad accaparrarsi i brandelli della
mia pietÓ, - dormire in una stanza ricoperta di tela e di
arabeschi potenti come lo zigomo della tua taccia.



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